E’ tutto possibile – Bibbiano, 23 novembre 2012
Per chi volesse seguire l’evento anche a qualche mese di distanza ecco il video:
http://www.google.com/url?q=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DFGj-lUarAfk
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L’apprendimento comincia dalla percezione.
Ci si accosta alle cose attraverso il canale sensoriale e questo si traduce poi, nel nostro cervello, in immagini.
Le immagini non sono solo visive, come spesso si tende a pensare.
Esistono anche immagini uditive, olfattive, ecc….
La nostra mente è dunque un archivio immenso di immagini, che inizialmente sono solo “bozze”, poco rifinite, poco ricche di particolari, e completamente slegate fra loro e poi via via si arricchiscono ad opera dell’esperienza e della fantasia.
E’ quindi molto importante, citando anche i più importanti pedagogisti, far fare esperienza diretta al bambino ,per formare corrette ed elaborate immagini mentali del mondo che lo circonda.
L’immagine, infatti è un passaggio obbligato per la costruzione del CONCETTO.
Il concetto non è altro che una META immagine : ad un certo punto della nostra vita, guidati dall’insegnante, accade un miracolo: passiamo dall’immagine di UN albero al concetto di albero, che pur mantenendo le sembianze dell’albero reale, arriva a rappresentare immagini lontane dall’albero di partenza (l’albero genealogico ad esempio).
L’educatore ha il compito importante e delicato di accompagnare il bambino alla costruzione dei concetti, attraverso la generalizzazione e l’astrazione.
La generalizzazione è il processo attraverso il quale viene associato ad una varietà di elementi/esperienze il medesimo significato.
Si inizia quindi con l’osservazione, l’ordinamento e la classificazione di oggetti concreti, i quali vengono poi raggruppati in una classe (concetto) più ampia e il più delle volte, astratta.
Se a scuola questo processo avvenisse in modo corretto ci troveremmo di fronte a classi molto omogenee nell’apprendimento, in quanto le esperienze di ciascuno potrebbero trovare posto in una META esperienza di classe, elaborata, particolareggiata e rappresentata da ogni studente in modo personale ma allo stesso livello di approfondimento.
Purtroppo è proprio nei primi anni della scuola dell’obbligo, invece, che il lavoro sull’immagine, il concetto e la generalizzazione viene interrotto per dedicarsi allo studio mnemonico della “regola” (di grammatica, di matematica ecc).
La regola si afferma sull’immagine, come se fossero due nemiche e a questo punto c’è chi continua insistentemente a voler “immaginare” (i cosiddetti creativi) e chi si uniforma ( i cosiddetti “logici”).
Questo malinteso didattico genera disastri nella vita scolastica di moltissimi ragazzi, che non sanno automatizzare la regola o che, fondamentalmente, non hanno appreso la capacità di tradurre in immagine e poi in concetto l’oggetto stesso della regola.
L’immagine, intesa come disegno, ma anche come racconto , come capacità di imitare e mimare le situazioni, è quindi base fondante di un buon apprendimento, per tutti i ragazzi, indipendentemente dal loro stile cognitivo.
Spesso, i ragazzi che non riescono a “immaginare” (= attribuire un’immagine alle parole) ciò di cui si sta parlando perdono velocemente l’attenzione, hanno molta difficoltà a ricordare anche solo il nocciolo del discorso o della lettura che stanno sostenendo, non sanno collegare concetti anche molto vicini tra loro.
E questo non solo per i DSA, la cui caratteristica è riconosciuta e classificata, ma anche per un’altra folta schiera di studenti insoddisfatti e volte incapaci di capire il perché della loro difficoltà a raggiungere buoni risultati scolastici.
Ma non perdiamoci d’animo perché si può recuperare questo lavoro a qualsiasi età.
In età adolescenziale o adulta è necessario riprendere confidenza con i propri sensi e anche con la rappresentazione grafica delle cose che ci circondano, prima in maniera concreta (disegno degli oggetti) , imparando poi a classificarli e ad astrarli.
Si può quindi passare alla rappresentazione di situazioni astratte, di sentimenti, di sensazioni e infine alla metafora e al clichè (immagini che richiamano alla mente altri concetti più complessi, validi a livello oggettivo).
Le mappe mentali sono uno strumento principe in questo lavoro poiché permettono di lavorare con immagini e classi di immagine che esprimono, in combinazione con parole chiave, concetti e relazioni fra concetti.
In questo modo la “regola”, prima ancora di essere memorizzata o automatizzata, viene tradotta in una procedura e quindi interiorizzata, fatta propria, permettendone non solo la comprensione nel contesto in cui è stata spiegata, ma la sua generalizzazione.
Ecco il resoconto del primo Workshop per insegnanti della scuola Secondaria, tenuto a Reggio Emilia dalla Dott. Elena Perolfi, formatrice della Fondazione Patrizio Paoletti per lo sviluppo e la comunicazione.
L’incontro è stato davvero un successo, grazie alla collaborazione e all’interesse di tutti…come succede sempre l’unione ha fatto la forza.
Per leggere l’articolo clicca qui
La mappa mentale non è solo un modo di insegnare e imparare, è un modo di vivere.
Grazie alle mappe infatti, cambiamo la nostra rappresentazione dei dati e delle informazioni che riceviamo dall’ambiente, abbandonando un vecchio modo di vederla, per apprezzarla con occhi nuovi.
Perché tutto questo?
Perché la mappa mentale è uno strumento, che, se utilizzato con regolarità, consente l’uso simultaneo di entrambi gli emisferi e dunque una evoluzione delle nostre abilità cognitive e creative, che sono, di solito, settoriali.
Pensate a Leonardo Da Vinci: ingegnere eppure artista indiscusso. Fu lui il primo mind mapper della storia.
Allora, se è vero che per vedere meglio e più lontano, occorre salire sulle spalle dei giganti, imparando le mappe abbiamo l’occasione di farlo, ma anche di diventare noi stessi un po’ più grandi.
Mercoledi 22 febbraio, presso l’Istituto Magistrale, via Makallè 18, di reggio Emilia, dalle ore 14,30, si terrà la prima parte del Workshop per insegnanti della Scuola Secondaria “Insegnare con le mappe mentali”, organizzato dal CSI di Reggio Emilia.
Docente la Dottoressa Luisa Zaccarelli (io), insegnante e formatrice.
Comunicare, etimologicamente, significa trovarsi in uno spazio comune.
Quando siamo in classe, come insegnanti, sentiamo di trovarci in uno spazio condiviso con i nostri studenti?
O ci sentiamo al di là del muro, della barricata?
Trovarsi in uno spazio comune è molto importante, perché da lì si può decidere di muoversi nella stessa direzione, trovare un obiettivo da raggiungere insieme.
La comunicazione quindi, in classe ancor più che in azienda, è base fondamentale per la motivazione di studenti e insegnanti.
Di questo e di tanto altro si parlerà il 15/02/2012 con la Dott.ssa Elena Perolfi, Formatrice e Docente qualificata al metodo PTM, della Fondazione Patrizio Paoletti per lo Sviluppo e la Comunicazione, nel workshop gratuito organizzato dal CSI di Reggio Emilia.
Il workshop si svolgerà dalle 14,30 alle 18,30 presso la Sala 70, presso Centro Internazionale Loris Malaguzzi, via Bligny 1, Reggio Emilia.
Per informazioni ed iscrizioni contattare il CSI di Reggio Emilia, Dott.ssa Marzia Benassi 0522.444.862
La partecipazione è gratuita per gli insegnanti di scuola secondaria.



Da qualche settimana, con i miei ragazzi del Laboratorio di apprendimento presso l’Istituto Europeo, ho cominciato un lavoro che vorrebbe prepararli ad affrontare meglio le mappe mentali.
Parliamo di fatti di cronaca, quelli che sono più salienti nella settimana, ma anche di quello che i ragazzi vogliono sapere riguardo a fatti già accaduti e che magari non hanno mai capito fino in fondo.
Poi esprimiamo con disegni (e non con le parole, come siamo abituati a fare a scuola), ciò che il fatto ci suscita.
Il risultato è davvero strabiliante: concetti profondissimi espressi con pochissimi tratti, una capacità di approfondimento che molti credono non esistere nei ragazzi di oggi.
Mi domando: forse le parole non sono più di quest’epoca? Forse sono riduttive? Forse il nostro modo non è più il loro e per questo l’incomunicabilità?
Invito tutti i miei colleghi a provare, probabilmente scoprirete talenti dei vostri studenti che non avreste mai potuto vedere, perché li tengono gelosamente nascosti, persino a loro stessi.
Stasera vi segnalo questo articolo “Infografica e mappe mentali nuove frontiere educative”, in cui Gloria Neri ci fa un sacco di complimenti per il lavoro svolto sulle mappe.
Noi, che le mappe mentali favoriscano, velocizzino, rendano accessibile l’apprendimento, ci crediamo!
E speriamo con il tempo che sempre più persone ci credano con noi.
Grazie Gloria!
Ieri è mancato un gigante.
Sulle sue spalle abbiamo potuto vedere e poi toccare il futuro.
Steve Jobs era un leader visionario, una di quelle persone che predetermina il proprio futuro.
Che è diverso da programmarselo, perché, da quanto ho ascoltato di lui, non ha mai programmato nulla.
Ha semplicemente visto avanti e ci ha buttato il cuore.
Le sue parole, nel discorso ormai famosissimo (http://www.youtube.com/watch?v=oObxNDYyZPs) inebriano chiunque di passione per la vita.
Per questo ogni insegnante dovrebbe rimpiangere Steve Jobs, ma di più, dovrebbe seguirne l’esempio.
Perché insegna a noi e ai nostri ragazzi ad essere coraggiosi, ad amare ogni singola azione che stiamo facendo, compresi gli errori.
Perché ci spiega come dare agli errori un senso, come unire i puntini della nostra vita per costruire il futuro e vivere il presente, ogni singolo istante.
E, credo, dovremmo rimpiangerlo per la sua coerenza.
Perché ha vissuto davvero seguendo il suo errore, non facendosi distogliere dalla paura.
Dovremmo rimpiangere ogni Steve Jobs che se ne va, ogni esempio come lui, ogni uomo coraggioso e coerente che ci appassiona e ci spinge verso l’alto.
Perché alla scuola questo manca, e manca perché noi non lo facciamo.
Dovremmo rimpiangere Steve Jobs, ma forse, di più, dovremmo cercare di diventare tutti come lui.
Per muovere le coscienze ancora prima delle menti, per riscattare i valori ancora prima di giudicare, per vedere finalmente che ai nostri ragazzi brillano gli occhi quando ci ascoltano.
Credo, per dare una direzione diversa al futuro che ci attende.
Si è svolto il 30 settembre scorso, nella meravigliosa cornice del Salotto Aggazzotti, l’incontro informativo “Strategie didattiche per la dislessia”.
Partendo dall’assunto che la dislessia (e gli altri dis) non è un problema, ma una caratteristica, si è cercato di capire quali siano le strategie efficaci e vincenti per perseguire l’obiettivo dell’autonomia scolastica, fondamento dell’autostima e diritto di ogni ragazzo.
Alla prossima, che sarà prestissimo!
Quest’anno abbiamo in programma tantissime novità!
Si parte già al termine della scuola, con i Centri Estivi di apprendimento, studiati appositamente per ragazzi della V elementare e della III media, cioè quelli che dovranno affrontare il nuovo livello scolastico.
I corsi, articolati su 5 mattine continuative, vogliono essere 20 ore di studio/gioco intensivo per scoprire il proprio modo di studiare, approfondirlo e renderlo più efficace.
Durante il corso di lavorerà anche sulla motivazione scolastica e su come ri-disegnarsi studente migliore.
Più risultati, meno fatica.
Per le ragazze abbiamo studiato alcuni incontri per imparare a dare un nome alle Emozioni. Gl incontri, adatti a ragazze dai 12 ai 15 anni, svolti sotto forma di gioco, serviranno a dare alle ragazze un nuovo vocabolario emotivo, che faccia chiarezza nel tumultuoso mare dell’adolescenza.
Per ragazzi e ragazze è previsto poi un corso che toccherà il tema del ritocco delle immagini e dell’utilizzo del blog per la crescita formativa.
Per ragazzi ed adulti saranno attivi i corsi di Mappe Mentali e per chi le vuole sfruttare per ogni occasione ci sarà il corso di gestione e organizzazione di eventi complessi come i matrimoni, viaggi, traslochi….tutto con le mappe!
Non mancheranno serate a tema sulla dislessia, la scuola e i compiti.
A presto per il calendario dettagliato degli eventi!!!!